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Banale ragazza di provincia, occhi grigi, discutibilmente bionda rossa.
Non alta, creativamente depressa, spettinata, con scarpe molto vissute, buffi cappelli, un culto per il caffè, diffidente e fumatrice. Bisbetica domabile con sprazzi di misantropia da scazzo, polemica, possessiva, orgogliosa, passionale, individualista, incline alla mancanza di tatto, dotata di un'acuto intuito, mi diverto poco perché so sempre come va a finire. Pazienza (che non ho).
Ho preso 4 lauree. Poi ho dovuto restituirle perché non erano le mie.
Vegetariana e maniaca sentimentale, ho un cane, sogno Trieste ed ho una collezione di mucche pezzate.
Agrodolce per necessità , cerco l'uomo dei sottaceti.
Sono buona, educata e gentile. E' il mio inconscio che fa cagare.
[Quanto sopra scritto è del tutto vero.
Ora non fate finta di innamorarvi di me per poi rinfacciarmi i difetti.
Non sarebbe carino.
E non sareste originali.]
E piantatela di copiarmi il profilo, stolti senza fantasia.
Remember remember
the 5th of November
In my defence
what is there to say?
We destroy the love
-it's our way-
We never listen enough
never face the truth
Then like a passing song
Love is here
and then it's gone
I'm just a NOTTENERA
with a song...
!!!80!!!
BarbaraDi
Librinprestito
Phallaben
QUEEN
REDRUM
TS
allosgrunt
banned
Blogaritmo
CanyRandagy
Chiara vitetta
ClarkGheibol
EM
EmmeMarle
GiApPoNEWS
I pensieri del piccolo Songho
Il Linchetto
IL Lupo
Le Parole che non hai detto...
Muffa
MUFFAeDERIVATI
OrdineSparso
Psusu
Sophi3
TNTdoth
Tu
UtenteAnonimo
ZyklonZombie
Banalizzati *loading* volte

Cosa succede quando una forza inarrestabile
incontra un (s)oggetto inamovibile?
[No, non è quel che pensate, ne sono sicura]
Soluzione a pagina 79, tra la Susy e Gianni Telodice, un po' più a destra di Risate a denti stretti e sicuramente più in alto del concorso a premi "Questo l'ho fatto io".
"Remember remember the fifth of November
Gunpowder, treason and plot.
I see no reason why gunpowder, treason
Should ever be forgot…"
"Io sono il frutto di ciò che mi è stato fatto"
[Good ALEween]
♪♩♪♫...You’re my honey bunch, sugar plump, pumpy yumpy pumpkin... ♪♩♪♫
-Case number 1-
[Dlìn-Dlòn]
chi romp... chi è?
DOLCETTO O SCHERZETTO?
Ma anche niente.
Dai, non vuoi fare dolcetto o scherzetto?
No.
Vi assicuro che dopo non succede assolutamente nulla.
-Case number 2-
[Dlìn-Dlòn]
mmmmmmm...'zzè?
DOLCETTO O SCHERZETTO?
Scherzetto.
...
...
...
[oh, andiamocene.]
giuro. Nulla.
Si sa che noi italiani non sappiamo neanche cosa sia la buona organizzazione.
Un fastidio tremendo 'sto sdlindlonare per tutta la sera, una roba che neanche i testimoni di Geova o i laureandi in ingegneria vestiti da scout la domenica delle palme... e a dirla tutta... non è solo per il campanello... ma ecco... uffa... cioè... insomma, a me mia mamma mi rompeva le balle con la storia di non accettare caramelle dagli sconosciuti! Ecchecchézz!
Bambini viziatelli della niu generescion.

[E poi c'è quel fattaccio della Grande Amarezza per chi con i Grandi Cocomeri c' ha un rapporto conflittuale. Grandi i Cocomeri, Grandi le Amarezze, Grandi i Vuoti.]
Vado a mangiare le caramelle che ho fregato al bambino della palazzina affianco; l'ho tramortito con una cucuzza longa.
Tremate! Tremate! Le Nottenere son tornate!
[...Oro, Incenso e Merda.]
Parte della nostra immagine è composta anche dalla somma degli altrui sguardi, fatta eccezione per una parte intima e profonda che per la maggior parte delle volte, dopo averla tenuta a lungo segreta e al riparo, siamo in grado di mostrare proprio alla persona sbagliata.
La scorsa notte ho sognato la mano saggia e inconscia che risistemava il disordine nei miei cassetti. [Neon Genesis N0tt3nera] [Caro Caspar, hai fatto di me un' infelice, mi hai trattata come "il nemico" e non so neanche nel nome di quale etico principio, forse solo in nome del tuo voler avere ragione su di me, su un qualcuno che non ti sei preoccupato di conoscere perché non ti interessava a priori o perché non aveva gli occhi lilla o i capelli verdi o le caviglie snelle. Salv'attutti.
Nonostante tanto sugo di misantropia scazzoide nel quale solitamente mi intingo, ho amato tanto la presenza di tre persone nella mia vita, scoprendo che tre è davvero un numero perfetto. Tre come Balthasar, Melchior e Caspar.
Tre figuri che non si conoscono tra loro, differenti in tutto, che nella mia mente ho reso una triade entità in reciproco conflitto.
In ciascuno dei loro singoli modi di vedermi sono impressi tre stati del mio essere, tre prospettive di me: in quanto donna (con tutte le sue accezioni), in quanto persona, in quanto testadicazzo.
L' ultima non riesce ad essere costruttiva per la mia formazione o la mia essenza, tuttavia mi compone perché, umanamente, posso anche risultare una testadì. Ed immagino che a nessuno, come anche a me, piacerebbe risultarlo a priori.
{I cassetti.}
Quando nei cassetti c'è troppa confusione c'è il rischio che le Cose importanti si mescolino a quelle frivole, perdendo il loro valore originale. Mi stava succedendo questo.
E' un riferimento a Caspar.
Caspar stava sminuendo il mio io persona, evidentemente perché non sentendo in lui alcuna potenziale essenza di Persona non è mai riuscito a capirmi come tale; ciò non di meno mi accettava come Testadicazzo, sebbene allo stesso tempo sia riuscito ad odiarmi come Donna.
Solo perché non ha saputo riconoscermi e per tutto il tempo è stato troppo incentrato su sé stesso per accorgersi che davanti a lui c'erano una Persona ed una Donna, ha preferito catalogarmi sotto l' altra nobile etichetta. E' bastato che io dicessi "non la penso come te" per diventare magicamente una testadì e far svanire il resto, creando incommensurabili divergenze.
Il mio Io è risultato essere in conflitto con la sua idea di equilibrio; se avessi continuato a sentirlo più importante di Melchior e Balthasar, solo in quel caso, la sua visione di me sarebbe stata la dominante sulle altre due. Ma io non sono nata per fare la testadì. Magari, in parte, lo sarò anche, ma non sono solo quello e soprattutto non sono nata per assecondarlo, fosse anche questo l' unico modo per non meritarmi la sua assenza.
E' in momenti come questi che farei la rivoluzione, affinchè le Cose cominciassero a girare meglio per tutti, perché le cause giuste fossero quelle che fanno stare bene e non ideologia per consolarsi.
Io ti ho aspettato, ho aspettato di poterne parlare insieme ma hai preferito fare il Godot. Forse era solo l'occasione buona per disfarti della mia testa, del mio desiderio di conoscerti davvero e di condividere molto di più. Ma tu basti a te stesso. Sempre che ci sia il consenso del pubblico, chiaro.
Ed io non sono il pubblico ed in questo senso non avrei mai potuto renderti felice. Io sono io. In quanto donna, in quanto persona ed anche, proporzionalmente, in quanto testadì. Fedelmente me stessa, ovvero tutto il resto che tu in tre anni non hai avuto il tempo di notare.
Con mutata stima, Nottenè.]
Ho perso un po' di tempo con 'sta storia degli equilibri e poi c'è stata la ciclica parentesi estiva che con le sue calure m' aveva fatto evaporare non poca fantasia e voglia di ciambottare sul mio blog carta da zucchero.
Torno a scrivere per 3 (!) motivi.
1)ho ricevuto 2 mail minatorie che mi invitavano a ridare vita al blog. Eran fatte anche benino, con il font che variava di lettera in lettera... carucce.
2) mi spiacerebbe non diffondere più il verbo di Pessoa o della Fenice e di non offrire più spunti a quella gente che altrimenti non saprebbe come continuare a rispondere a domande che nessuno ha posto.
3) Perché mi va e comunque vadano le cose devo sapere di non lasciare strascichi di incomprensione sulla strada che mi ha legato ad altre persone. Son fatta così.
Ben ritrovati. :)
"E manca sempre una cosa, un bicchiere, una brezza, una frase,
e la vita duole quanto più la si gode e quanto più la si inventa."
[Chissà se ora posso permettermi di fare il punto della situazione per poi accartocciarlo e buttarlo via, pensando, finalmente, machissenefrega.]
Auguri per ieri, Fernando. Anche se, data l'ora, dovrei dire auguri per ieri l'altro ma secondo me la giornata non è ancora finita; semplicemente si collegherà alla prossima dato che la sveglia suonerà alle 05.05 come sempre.
Comunque: Auguri Fernando Antonio Nogueira Pessoa. E grazie per essere rimasto per tutti questi anni sul mio comodino.
Di che si stava parlando, noialtri...? Ah, sì: della felicità.
Mentre ero via ho scoperto alcune cose su questa fata svolazzante, tipo che lei se ne sta sdraiata al sole e ti guarda chiedendoti in silenzio di avvicinarti. Ma lei è così bella da intimorire ed è facile ritrovarsi a pensare di non essere degni neanche di guardare nella sua direzione.
Oggi ero a piedi scalzi nella terra a rubare fichi e ciliege dagli alberi. La fata mi diceva che è giusto andare a piedi nudi se è questo che mi piace fare. Per lei è tutto semplice (perché per me invece no?), lei parla pianissimo, non grida come Strega Sfiducia, non ti opprime, non ti obbliga, non... se ne sta andando... lei allora non fa neanche quest' altra cosa: non risponde alle domande.
"Posso trovarti anche stampata su un biglietto ferroviario?", non mi sembrava una domanda difficile. Ha fatto spallucce ed è andata via.
Uhm.
Vi porto, comunque, buone notizie. Sto cominciando a capirci qualcosa di tutto questo iter meritocratico, di questa sceneggiatura, di questo mormorìo lontano, di tutta questa eterna scorciatoia per arrivare al dunque.
La cosa chiara è questa: la felicità si trova in un luogo preciso che non è né vicino, né lontano; arrivarci non è facile né difficile ed il percorso non è né impervio né agevole. Sta lì. C'è. E se voi lo davate per scontato non posso che complimentarmi con le vostre certezze perché io ci ho impiegato parecchio per realizzare la cosa. In più, ho anche scoperto che per raggiungere la felicità è necessario un mezzo sicuro, veloce e col serbatoio pieno. Io l'ho trovato ed ha anche un nome: Convinzione.
La Convinzione che non sia tutto qui.
Facile, nevvero?
Non sembro la rompiscatole che svela in due battute il complesso trucco del mago?
Carissimi Quattrogatti [Psusu, dovremmo deciderci ad unire le forze, se non altro perché credo che ottogatti suoni più buffo], è la vita ad essere un esamificio culocratico.
La Felicità è una cosa a parte.
Andatevela a prendere.
Dove sta la vostra, chiedete? Beh, la vostra dovrete andare a cercarvela da soli, che io non sono mica la figlia della serva, aò.
:)
Beh, continuo a camminare, dunque, e per il momento vi saluto.
L'importante è non perdere l'abbrivio, il resto è Coisas Pequenas.
[Can you Help me?]
[Call me when you will be ready.]
:)
Con le dita ho cercato dietro l'orecchio la matita a tratto morbido che poi non ho trovato. Ho rovistato tra i capelli e ai bordi del cuscino. Eccola. Deve essermi caduta durante l'ennesimo rigirarmi nel letto cercando la posizione più comoda per leggere il libro.
Allora ti ho visto: la bocca semiaperta, l at-shirt stropicciata, un braccio sollevato e la mano destra sulla pancia scoperta. Il respiro ansioso di chi deve godere del massimo sonno.
Se solo fossi stato sveglio, se mi avessi chiesto se va tutto bene... oppure no, ecco, se mi fosse giunta da parte tua la richiesta di leggerti un passo del libro, proprio partendo dal punto in cui mi trovavo... mi sarei sentita come nel più intimo club delle lenzuola, dove ci si scambia i segreti e le confessioni e brani di romanzi, una cosa da cui tutto il resto del mondo è messo fuori, un bisbigliare complice e notturno, un tesoro fatto di elementi privati, anche sciocchi, anche semplici.
"La sagoma di un gatto oscillò nella luce lunare, e voltando il capo per guardarlo mi accorsi che non ero solo: ad una ventina di passi una figura era sorta dall' ombra del palazzo del mio vicino fermandosi in piedi, con le mani in tasca, a guardare i granelli argentei delle stelle. Qualcosa nei movimenti disinvolti e nella salda presa dei piedi sul prato mi fece capire che quello era il signor Gatsby, uscito a verificare quale fosse la porzione di cielo locale che gli spettava."
Sì, avrei cambiato libro per poterti leggere il miglior ingresso che un personaggio possa mai avere avuto in un romanzo e per aggiungere una piccola verità:
Il signor Gatsby non era uscito a guardare la luce delle stelle ma per concentrarsi sul bagliore verde che proveniva dalla riva opposta della baia. Per gli altri sarebbe stata una semplice indicazione luminosa che stava a segnalare un punto di approdo; per lui cinque anni di attese.
E poi non si chiamava neanche Gatsby. Ma una cosa è certa, "Grande" lo era di sicuro. Almeno nella perseveranza. Ed ecco che avrei cominciato ad accennare ad una sorta di parallelismo con quelli che sono i miei desideri, quelli che non vedi o che non vuoi vedere.
Quella luce, come scrive Rollo May (copiato paro-paro da wikipedia), "allude a nuove potenzialità, nuove frontiere, la nuova vita che ci attende dietro l'angolo [...] Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi [...] La luce verde diventa la nostra più grande illusione... nasconde i nostri problemi con le sue infinite promesse, e intanto distrugge i nostri valori. La luce verde è il mito della Terra Promessa che genera ideali alla Horatio Alger", quello del "sogno americano", tanto per intenderci.
Ecco il punto.
C'è una luce verde anche nella mia vita, solo che, al contrario di Gatsby, io non risplendo neanche di luce riflessa e allora non ho potuto fare altro che stare qui ad aspettare, senza avere la possibilità di farmi notare a mia volta.
Però c'è.
Ed io ne sono rimasta incantata.
Fa niente se è lontana, disinteressata, disattenta, se non ha voglia di smettere di brillare nella mia direzione solo perché magari le fa piacere sentirsi cercata, desiderata... l'ho messa a fuoco tempo fa e solo per questo mi era venuta la stupida voglia di diventare migliore, di fare del mio meglio, di carpirne l'essenza per custodirla gelosamente, per il semplice fatto di averne intuito il valore.
Intuìto.
Già.
Forse presto riuscirò a rendermi conto del fatto che questa luce è destinata ad essere per me solo un' intuizione. E se proprio così deve essere spero che quel momento arrivi presto perché non faccio che desiderarla di più ogni giorno che passa.
Ma tu sei qui che dormi, senza nulla sapere, e forse è meglio così.
Buonanotte.

"Mettevo sul giradischi un temporale
Stavamo a ascoltare
Ci bagnavamo un po'"
(Stefano Benni)
Accadde un giorno -non pioveva come adesso, anzi, l'aria era calda e noiosa ed io ero in braghe corte e solita tristezza da lontananza, lontanaza da qualunque posto e qualunque persona- che percepii una strana paura, decisamente avulsa da quelle che solitamente si annoverano come paranoie nel campionario di raptus inconsci che spesso pigliano alle ragazze che hanno troppo mondo in testa e poca storia fuori.
Questa percezione prepotente e al contempo inafferrabile nella sua pienezza, aveva a che fare con il "Se":
E Se ora che te ne stai qui con me sotto le parole a goccia non ti bagnassi neanche un po'?
Il tuo impermeabile ti ha sempre dato un' aria da bohemien ma saresti una persona più libera e anticonformista se te ne disfacessi per accogliere la sensazione di una pioggia estiva sulla pelle (sì, sembra la reclame di una pubblicità e forse lo è davvero, come l'esperienza che ti sto indicando).
E insomma.
Quando non si ha niente, ma niente davvero, non si ha neanche il terrore che opprime chi ha paura di perdere qualcosa.
Ed ora accade un fatto strano: io non ti ho, eppure...
Non ti ho.
Però ho avuto il tuo tempo, le tue parole e a volte i tuoi sorrisi, quelli che hai fatto diventare anche miei.
Allora, forse, ho soltanto paura di perdere queste cose, adesso.
Ho paura che tu un giorno te ne possa andare via, che le situazioni ci mettano su treni che viaggiano in direzioni opposte, ho paura di sapere che esisti ma che non puoi far parte della mia vita o io della tua.
E allora mi domando se il tempo, le parole, i sorrisi non siano gia sufficienti.
E non lo sono. Perché quando ti accorgi che non riesci a fare a meno di qualcuno è gia troppo tardi per accontentarsi.
E allora stanotte non ho dormito.
Pensavo.
Pensavo a Se e Quando avresti messo per me sul giradischi un temporale/ per stare ad ascoltare/ e per bagnarci un po'.
:)
Ti voglio smisuratamente bene,
si capisce.

Lettore dormiente, apri gli occhi, usali.
Lettore, che ti limiti a visionare pagine Mocciose perché son quelle pagine che la pubblicità ed il tuo target mentale ti impongono;
Lettore, che riempi il cestino della Feltridori con documenti Saviani solo per poter sbruffare di fronte a questa malaitalia e poter ammettere "io so come vanno 'ste cose";
Lettore, che ti fai di controretrocultura nata morta, che devi distinguerti tra la folla, umettando di sudore sottoascellare copertine ingiallite, preoccupandoti che il resto dei passanti possano visualizzare, magari non volendo, i titoli che esponi con malcelata nochalance.
Lettore di Squeenzate e aborti bloggaroli di futuri parvenu della letteratura de noantri.
Lettore di tomi dal tonnellaggio da nave mercantile scritti da dimenticati Sckrittowskij morti di stenti nelle steppe.
Lettore.
Sì, parlo con te, lettore.
E anche con te, che prima di inoltrarti nella lettura ti preoccupi della dimensione del font e del numero delle pagine.
Avvoi mi rivolgo.
Ieri ho visitato l' EXPO presso la Fiera Del Levante di Bari che, tra le altre cose, comprendeva anche l' EXPO LIBRO. Nel padiglione ad esso dedicato c'era un piccolo stand con una modesta scrivania, cinque facce giovani e pulite, i nomi degli autori scritti sulle copertine dei libri, i libri sponsorizzati dagli autori stessi con facce giovani e pulite, accento melodioso del nostro sud più sud, più caldo, più appassionato.
Una giovane autrice mi ha regalato un segnalibro. Sul suo retro c'è scritto quanto segue:
"Essere scrittori esordienti in Italia è difficile. La collaborazione da parte delle librerie è minima, le possibilità delle piccole case editrici sono esigue e i lettori spesso non si rendono conto dell' importanza di acquistare il libro di un esordiente. Uno scrittore alla sua prima pubblicazione deve fare molto per diffondere la notizia dell' esistenza del suo libro e ha bisogno del sostegno di tutti: un libro non ha ragione di esistere se nessuno lo legge e nessun bravo esordiente diventa affermato senza lettori che gli diano una possibilità [omissis]"
Ho acquistato il libro di Chiara Vitetta, scegliendo di darle una possibilità. Non ho sprecato un centesimo, non ho sprecato un minuto di lettura.
Ho letto un libro (l'ho divorato) non presente nella top ten commerciale. Ho conosciuto una ragazza umile e dotata, che scrive per passione; il suo unico tornaconto sarà l' aver coinvolto il lettore.
Basta poco, anche un po' di simpatia a pelle per procurarsi un piccolo tesoro di carta.
Lettore, svegliati, lasciati coinvolgere, dunque. E soprattutto: scegli da te.


L' asfalto grigio, il cielo grigio, le facce grigie, le auto grigie, la strada è grigia. Me ne sto appoggiata al muretto a respirare l'aria grigia.
Una maglia verde mi si avvicina e non posso non notarla. Dentro: poca carne e ossa spigolose. Fuori: un viso scarno, occhi spenti.
"Hai 200 lire?"
"Stavo giusto andando a coniarle", penso a voce alta.
"200 lire..."
"Sì, tieni. Ecco."
"Non sono 200 lire."
Che occhio clinico, il suo. Sono 20 centesimi che dovrebbero valere quasi il doppio.
Un po' di silenzio.
Ancora un po' di silenzio. Quello permesso dal traffico e dal rumore del mio pensare.
Lo guardo, cerco di capire, perché io sono una di quelli che sono convinti che ci sia sempre Qualcosa da Capire.
Lui sostiene lo sguardo meglio di un cane orgoglioso e fiero ma pur sempre legato alla catena delle attese. Mi fa sentire meno sola. Mi piace.
"Lo vuoi un caffè?"
"No, è tardi adesso."
"Perché arriva sempre il momento in cui si fa tardi?"
"Il furgone arancione. Poi se ne va."
Dentro mi si spezza qualcosa, irrimediabilmente. L'intuito ha colto la Necessità, la Pazienza, la Ricerca, la Sconfitta, la Perseveranza; tutti tasselli di un puzzle amaro. Alla parte meno sensibile di me,invece, manca ancora qualche indizio; è quella parte che non vuole vedere le cose come stanno perché è così come stanno che fanno riflettere. Poi cedo. E tutto attorno diventa color seppia e le mani cominciano a passarsi sigarette, ricordi, pensieri sbiaditi.
Erano gli anni '70 inoltrati quando quell' uomo non salì sulla circolare arancione. 200 lire e ci sarebbe salito. Da quel giorno immagino abbia perso moltissime altre cose.
Tra gli anni '70 ed oggi un lungo e continuo susseguirsi di eventi che non l'hanno sfiorato, un buco nero, un vuoto energico, un' attesa incessante e senza speranza poichè una volta che la tua mente ha deciso che il tempo si deve fermare, risvegliarsi trent' anni dopo deve avere lo stesso effetto di un pugno nello stomaco.
Tanto vale continuare a dormire.
Ora, caro amico, io te le darei pure quelle benedette 200 lire, avendole, ma non avrei il coraggio di dirti che non servirebbero più a niente e se anche lo trovassi questo coraggio, sono sicura che a te non importerebbe niente. Un po' mi hai immalinconito. Un po' s'è fatto tardi anche per me.
Buona fortuna.
La maglia verde prosegue per la sua strada, chissà quale. Si ferma e si volta per guardarmi correre verso di lei solo quando richiamo la sua attenzione invitandola ad aspettarmi. Metto nella mano dell' uomo una moneta, quella gusta stavolta. Lui non sembra contento o rassicurato, solo soddisfatto ma a me questo basta.
Pagando il caffè che lui non aveva voluto condividere, la cassiera della stazione di servizio mi aveva fatto notare che le avevo dato per sbaglio, assieme ad altre monete, 200 lire.
E pensare che oggi non avrei neanche dovuto trovarmi qui.
Il Caso, alle volte, è una strana metafora.
La Speranza, alle volte, è l'unica carezza capace di addolcire gli spintoni della realtà.



[Dio non voglia che passino trent' anni per le mie duecento lire, per farmi salire sull' autobus. Voglio vivere adesso.]

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo.
___________
Ho sempre rifiutato di essere compreso.
Essere compreso significa prostituirsi.
Preferisco essere preso seriamente
per quello che non sono, ignorato umanamente
con decenza e naturalezza.
(Fernando Pessoa)
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trenini
uddiu
"Io scriverò se vuoi perché cerco un mondo diverso
con stelle al neon e un poco d'universo
mi sento un eroe a tempo perso
io scriverò se vuoi perché non ho incontrato mai
veri mattatori e veri ombrellai
ma gente capace di chiederti solo come stai
io scriverò se vuoi perché ho amato tutti i sessi
ma posso garantirvi che io
non ho mai dato troppo peso al sessso mio
ma con chiunque sappia divertirsi mi salverò
che viva la vita senza troppo arrichirsi mi salverò
che sappia amare che conosca Dio come le sue tasche
io scriverò perché ho vissuto anche di espedienti
perché a volte ho mostrato anche i denti
perché non potevo vivere altrimenti
io scriverò sul mondo e sulle sue brutture
sulla mia immagine pubblica e sulle camere oscure
sul mio passato e sulle mie paure"
Rino Gaetano- Io Scriverò
"Adoro il fatto che tu abbia freddo quando fuori ci sono 25 gradi. Adoro il fatto che ci metti un'ora e mezzo per ordinare un panino. Adoro la piccola ruga che ti si forma sul naso quando mi guardi come se fossi matto. Adoro il fatto che dopo aver passato una giornata con te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti. E adoro il fatto che tu sia l'ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte. Non è che mi senta solo, e non c'entra il fatto che sia Capodanno. Sono venuto qui stasera perché quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile".
(dal film "Harry ti presento Sally")
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