NOT CONVENTIONAL TRIVIALITIES

LIBRETTO DELLE ISTRUZIONI

Blogger: N0tt3nera
Bisbetica domabile con sprazzi di misantropia da scazzo. Non alta, creativamente depressa, spettinata, con scarpe bellissime, un culto per il caffè, diffidente e fumatrice.
Ho preso 4 lauree. Poi ho dovuto restituirle perché non erano le mie.
Vegetariana e maniaca sentimentale, sono segretamente innamorata del tizio con gli occhiali che ha altro da fare. Sempre. Ho un cane, sogno Trieste ed ho una collezione di mucche pezzate.
Agrodolce per necessità, cerco l'uomo dei sottaceti.

Sono buona, educata e gentile. E' il mio inconscio che fa cagare.


[Quanto sopra scritto è del tutto vero.
Ora non fate finta di innamorarvi di me per poi rinfacciarmi i difetti.
Non sarebbe carino.
E non sareste originali.]

Remember remember the 5th of November


08-11-07_1614

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Banalizzati *loading* volte

lunedì, 31 marzo 2008
Sulla Banalità.

[Credo che la neve si senta così quando il sole comincia ad essere caldo:
con la crosta di ghiaccio che si spacca, un gran lacrimare e la voglia di sciogliersi
]


Allora. Vediamo, per quanto possibile, di fare una cosetta veloce, che poi mi metto tristezza da sola.

I cambiamenti sono come una sorta di resurrezione e sono convinta che quando una cosa finisce o muore o sparisce o semplicemente volge al termine non sia da paragonare a ciò che potrebbe essere il sonno eterno degli Eventi. So che a distanza di poco, da qualche altra parte, in qualche altra maniera, ci sarà un risveglio, un nuovo cominciare. Ed anche questa è Meraviglia, bisogna trarne Vantaggio e Beneficio, perché come disse qualcuno la vita è mpizzico. E' dunque necessario che le cose finiscano per poter rinascere. In meglio.  Ed il torpore non è fine: è stasi. Ed io vorrei, come vorrei, che quella E' perdesse l'accento e si unisse a quell' altra parola.

Ecco perché le Cose che non cambiano mai, che non vanno avanti, che rimangono bendate facendo infinite danze inconcludenti da moscerino, le Cose immobili, statiche,  non sono assolutamente Nulla. Non hanno sapore, non ispirano, non servono. Non aiutano a crescere, né ad assimilare, né... insomma, se c'è una cosa che è disumano condividere [anche se c'è chi non sa fare altro] è il nulla. Non si può, sarebbe crudele e contro natura. Nonchè ipocrita. E di densa ipocrisia ce n'è così tanta che si potrebbe tagliare con una motosega.

Come quell' infame storia delle Sanguisughe delle vite altrui, dissimulatori muniti di malefici sorrisi finti e tristi con i quali si riparano mentre si fanno strada verso la meta da rubare a qualcun'altro. Podi che non invidio. Tzè, esiste anche il doping sociale adesso.

Ma non è questo che mi ferisce, la fibra è forte e regge. Qualche toppa qua e là. Ma regge. Viva il mito della fenice e di Piero Pelù ["Qualcuno c'ha provato- gli ho detto VAFFANCULO"].

L' unica cosa che davvero mi lacera, e per la quale adesso mi sento così logorata e piena di Sfiducia è una lettera. [Io ne ho scritte milionidimilionidimilioni. Al mio ex non piacevano, diceva che suonavano tutte come giustificazioni. Anche quando non erano per lui, anche quando erano soltanto liste della spesa. Chissenefrega. Aveva il ruolo che aveva solo per le sue prestazioni sessuali (con regolamentare quotazione al fantacalcio) (hem. ahò. Ehmbè.)]

Ho finto di ignorarla 'sta lettera. Per giorni. Però lei rimaneva sempre vicinissima alle coordinate del tarlo mentale. La leggo e mi avvilisco. Rimango perplessa. Mi si forma sulla fronte una ruga a forma di punto interrogativo. Avrei preferito un pugno in faccia, un capitombolo, pigliarmi la corrente con la piastra per capelli. E invece niente, c'è 'sta lettera. E c'è, da qualche parte, anche la persona che me l'ha scritta alla quale avrei voluto dire: picchiami, insultami, sputami in un occhio ma non banalizzarmi.

La persona che più stimavo. Eccola. Eccola che ancora non si fida di me, che ancora ha dei dubbi, che ancora NON CAPISCE. Eccola che non può guardarmi negli occhi e mi dice un mare di fesserie.  E mi banalizza (ammè!!)

Allora non abbiamo capito un cazzo.

Qui, per tutto questo tempo, non-abbiamo-capito-un-cazzo.

La banalità è il cancro della vita. E tutta questa situazione è cancerogena. Non ci perdo niente a rendermene conto e a dirlo ma provo sofferenza ogni qual volta mi trovo davanti a qualcuno che soffre di ageusia sentimentale.

Tutto ciò mi ha lasciata stremata e stupita, come se la cattiveria del genere umano avesse fatto il suo ingresso nella mia vita assieme a quella lettera, tanto che sono andata in farmacia per chiedere se avessero l'atarassia in pillole.

Dopo questa missiva mi sono resa conto che per tutto questo tempo ho partecipato ad una farsa allestita in una fabbrica di sadismo e nevrosi, dove non esisteva altro che non fosse il millantare l'inarrivabilità dell' emozione (troppo pomposo, non so se rende davvero bene l'idea), dove cercare l' altro era solo un bisogno malato che diventa distruzione.
E allora che ognuno rimanga a guardarsi la punta delle scarpe in silenzio e solitudine, senza aspettarsi niente, senza lamentarsi -magari nei periodi tipo il Natale o altre ricorrenze malinconiche- di essere molto soli. Di essere tutti molto soli.
Ma dico. Che razza di gioco perverso è? Ma che gli piglierà mai alla gente? Di che si lamenta, alla fine, se ha passato tutto il tempo ad accartocciare e distorcere il bene sincero che gli si vuole?
Questo. Questo ferisce. E ferisce perché è un modo di fare molto inflazionato. E' BANALE.
Avere così tanta paura di quello che sarebbe potuto essere e svilire le piccole cose che sono state è STUPIDO. E banale, ovviamente.

Questo sì che fa male. E questo male è bene che finisca. Ed io mi sono stufata dei troppi contatti a vuoto con le persone. Sono esigente, sì, lo sono, ma forse sono anche capace di dare. Mi si perdoni se è il caso, ma io non ho mai sopportato i calcolatori, i freddi interessati e di conseguenza non riesco ad esserlo. Mi fanno schifo e vorrei allontanarmene prima di cominciare a detestare con tutti i crismi anche chi li preferisce, abbagliato da tanti lustrini di falsità.

Rifletterò, nel frattempo. Magari su quesiti importantissimi, tipo: perché i panini delle signore distinte non si sbriciolano mai? Quand' è che calienta el sol? Chi era Antelope Cobbler?


Ellosò, adesso qualcuno obietterà "uso improprio di blog pubblico per scopi privati" [cit.]. Capita. E  c'ho sempre 'sta fissa di condividere anche quando non è richiesto, ma se lo faccio è sicuramente dovuto al fatto che mi piacete. Non tutti. Solo il 99% di voi.

Lasciamo stare, va. In fondo c'è il sole.

State Bene.


 


Sigla.



Se vuoi ascoltarla chiudi almeno gli occhi, deh.


Concepito banalmente da: N0tt3nera a 12:12 | link | commenti (6)
cose, mentalmeccanica, malattie

giovedì, 20 marzo 2008
Sulla banalità del lei non sa chi sono io.

Ci sono minacce che non sarebbero così pericolose se non fosse per la loro capacità di provocare prolungate risate spasmodiche che inducono al soffocamento.

coff..coff..hem.


"se continui cosi' rischi di saturarmi
concedimi una pausa per cercare il vuoto
ascoltare il mio silenzio
...se smettessi potrei risparmiarti..."



Concepito banalmente da: N0tt3nera a 15:00 | link | commenti (3)
cose, pensierini, noxae, malattie

venerdì, 07 marzo 2008
Sulla banalità degli incontri fortuiti

[Tu quoque.]


"Incontrarsi e separarsi è il movimento unico e necessario
con cui si traccia il nostro passaggio nel Vuoto.
"
(Baolian, libro II, p. 184)

L'ho trovato sul mio balcone. Se ne stava immobile, piccolo e beige, con striscioline orizzontali sul cefalotorace. Sui libri si chiama Euscorpius ma io l'ho chiamato Tim Burton per via dei pedipalpi che mi ricordavano Edward Mani di Forbice e delle stesse fascette orizzontali (e tornano alla mente quei tailleur alla Beetleguise).

Ho cercato di capire se gli fosse andato di stare con me. Mi ha fatto intendere che se non ne avesse avuta voglia avrei avuto già delle neurotossine in circolo. Gli ho soffiato sul minutissimo corpo e si è immobilizzato; poco dopo era già nella sua scatola di cottonfioc. Un vero timidone.

Tim non si è ancora ambientato del tutto però mangia schifezze (vive, per carità, altrimenti non c'è gusto... E' pur sempre un cacciatore e le Cose senza personalità lo annoiano a morte) e sta ad ascoltarmi mentre grido contro la scatola luminosa. Che poi:
Plin-plòn. Chi è? Tuo Fratello. Non ho fratelli. Dài, ti ho portato il tv. Non voglio tv. Eddai, tienila, poi ti annoi. E poi ho saputo che lui voleva il tv nuovo. Vabbè, altre storie.
E si diceva che il tv è acceso, io stiro, qualche politico è seduto in poltrona dall' altra parte dello schermo, sbraito un po' e Tim muove le chele o la coda a seconda che io approvi o meno l'oratore in questione. E' proprio un bravo figliolo, sa come conquistarti.

Non molti saprebbero guardare questa creaturina con occhi amichevoli, eppure basterebbe poco per capire che è soltanto e semplicemente spaventato, che sì, è dotato di cuspide ma ci vuole davvero una minima conoscenza di questo aracnide per sapere che non vive per andarsene in giro a pungere dove capita. Bisogna dargli fastidio. Davvero fastidio. Prolungato fastidio. Altrimenti è dalla tua parte, è devoto e riconoscente.

Com'è strano il mondo con tutte le sue innumerevoli diversità. Un essere così piccolo che riesce a sfamare quel bisogno di presenza ed affetto di cui siamo tanto alla ricerca e bauli di persone grandi tanto quanto un battaglione di scorpioni che non lo sanno fare: pungono peggio, senza motivo, alla rinfusa e senza la minima traccia di pietà.

Ah, beh, sì. Mi sento un' aracnofila ultimamente. Molto più appagante dell' essere filantropici, deh.

Appena posso posto foto, magari aspetto che cresca un altro po'; nell' attesa continuo l'allestimento del terrario art-attack.

Giovanni Muciaccia a me me fa na pippa.


"Bisogna vedere i nemici che si hanno.
Non bisogna vedere più nemici di quanti se ne hanno."
(baolian, libro dei pensieri baol, vv. 340-341)


Concepito banalmente da: N0tt3nera a 19:40 | link | commenti (6)
mentalmeccanica

martedì, 19 febbraio 2008
Sulla banalità del panico, dei pistacchi e delle diverse moltitudini.

Da una manciata di venerdì a questa parte, il suddetto giorno è riservato al Poker. Ovvero: quando la mandria giunge nel mio salotto trova un copritavolo di panno verde con sopra sitemate ad arte delle fiches e un mazzo di carte e poi me con la visiera, gli occhiali da contabile e gli scaldamuscoli sugli avambracci. Ben nota la mia attività di prendere tutto sul serio. Manca poco che non faccia montare delle porte a doppia anta in stile saloon.


Qualche bruschetta, un po' di sottofondo musicale (Ennio Morricone se capita), bibite ed i soliti quattro a me bastavano. Davvero. Purtroppo il Destino Crudele è sempre in agguato e mi prese a braccetto mentre andavo a fare spesa. Incontro G. Convenevoli: oh-ciao-come-stai, da-quanto-tempo-, ah-davvero?, non-mi-dire, tu-sola?-no-no-no-allora-vieni-da-me, un'amica?-come-no, ciao-a-venerdì.


Il bello è che non ti rendi davvero conto di quello che hai fatto fino al momento in cui cerchi di svenire pur di non pensare a nulla.


Venerdì pomeriggio. Citofono. E' P. Lui arriva sempre prima degli altri per via di quella forma maniacale che gli impone di marcare il territorio; per dirla breve, si piglia un cuscino, si siede in ogni angolo a me vicino e continua a subissarmi di notizie e fatti e pettegolezzi e robe intime mentre io sbrigo faccende. Ogni tanto annuisco distratta e a lui basta. Sempre meglio che avere un amico che marca il territorio come i cani.


Venerdì sera. P. si sente ormai abbastanza padrone di casa per rispondere al citofono e far gli onori del caso, nonché per offrire i miei biscotti alla mela e i salatini.


A. arriva per primo e porta con se una tizia magra e taciturna, vestita come le fotomodelle del catalogo Bon Prix. So gia che a fine serata dovrò sorbirmi tutti i commentini di P. e le sue fantasticherie sulla probabile rimanenza di guardaroba della malcapitata. Le sorrido e la invito a sentirsi come a casa sua, annunciando che si tratta di un semplice ritrovo informale tra pochi amici. Il manichino si siede legnoso sul divano. Guardo A. come per dirgli "cazz'è questa?" e lui mi fa spallucce mentre P. è gia in cucina che agita le braccia come un naufrago epilettico che vuole essere salvato. Non aspetterò la fine della serata per ascoltare le sue malignerie.


Poco dopo si presenta l' amica C., accompagnata da bottiglie di vino made in sua cantyna con gradazione alcoolica di 125°.
"Io non bevo, ché dopo mi gira la testa."
"Tu bevi o la testa te la giro io".
C. è sempre la solita persona persuasiva.


Dopo, stranamente, arrivano tutti gli altri in rigoroso ordine alfabetico. Avrei dovuto saperlo che le catastrofi sono spesso annuciate da segni divini.
Tutti erano accompagnati da qualcuno, un fratello, un cugino, l'amica del cuore, l'amica dell' amica, la sgoma in cartonato di Pino Donaggio, l'amante, il padrino, il criceto, la coperta di Linus.
S'era gia sparsa la voce: se avevo detto a G. che avrebbe potuto prtare un' amica perché utti gli altri avrebbero dovuto essere da meno?
Poi, passi tutto, ma il cartonato di Pino Donaggio cozzava con il mio poster di Bracardi.

Arriva anche G, fuori dagli schemi rigorosi degli ordini alfabetici. Apro la porta e chiedo preoccupata: "G, dove sei? Sento la tua voce ma non ti vedoooo, G... dammi un segnoooo".
G, ridacchia gongolante. Ha perso tipo 30 kg e queste trovate la riempiono di gioia. Dato che mantenere il pesoforma non è una cosa facile, ella tenta di fare ingrassare gli altri, per dar vita ad un mondo equo e solidale.
"Ti ho portato i pistacchi" dice con voce flebile ed una vena di perfidia ben celata.
Stronza.


Ormai il poker è bello che andato e mi metto in un angolo della cucina, lntana dagli altri, a mangiare pistacchi salati che mettono tanta sete. Le bottiglie più vicine sono quelle di C. e sono vuote.
Il vino che produce la famiglia di C ha effetti collaterali pari a quelli dell' LSD e dopo poco la cosa risulta ovvia a tutti, anche alla sottovicina di casa che mi citofona chiedendo se per caso non ci fosse la possibilità di somministrare del valium all'allevamento di elefanti che stavo ospitando e di piantarla di cantare lo yodel. Mi scuso imbarazzata e mi domando da dove le sia venuta l'idea dello yodel.
Torno in salotto dove il disinibito P ha fatto sapere a tutti di soffrire di dilatazione varicosa delle vene emorroidarie (io davvero mi domando come si possa arrivare a questo. davvero) ed ecco spiegata la causa per la quale tutti intonavano il motivetto "P ha l'emorrò-i-dì- ha l'emorrò-i-dì".
Oltre al coro delle voci d'oltralpe, si distingue il tono saccente e disperato di N. che sta letteralmente disgregando il concetto di decostruzionismo pur di farlo capire al manichino del catalogo e non riuscendoci torna a parlare con Pino Donaggio di Maximilian Klinger e dello sturm und drang, con piena approvazione della tizia smunta che però scoppia in lacrime.
V. indossa la mia cuffia in microfibra e gioca a fare maga maghella prevedendo il futuro con le figurine dei flauti barilla, P. balla da solo "If you leave me now" dei Chicago, il cane è traumatizzato, nascosto sotto al divano che si copre le orecchie con le zampe, G continua a guardare con evidente bramosia la torta al cioccolato, io sono in preda al panico.
Non so cosa fare per chetarli, sono tutti fuori controllo e come se non bastasse J ha anche trovato la bottiglia di crema di limoncello proprio come M. aveva scovato uno dei miei pregiatissimi pezzi della collezione wonderbra. Ennò. Hai superato tutti i limiti. Finisci di mangiare il panzerotto e vattene.
Fuori uno.

"G., se continui così ti verrà uno chock iperglicemico" G. diventa paonazza e va via con una scusa.
Fuori due.

"P. c'è una confezione di preparazione H nella cantinola, se vai a prenderla da solo puoi tenerla"
Fuori tre.

"N., al teatro comunale c'è una serata particolare.. non so... si doveva parlare del bauhaus... na robetta così... non è che..."
Fuori quattro.

Agli altri ho fatto credere che avremmo giocato a twister ed ho riempito il pianerottolo di dischetti colorati.
Fuori tutti.

Quasi tutti: la ragazza-manichino è ancora immobile e spaventata sul divano. Mi avvicino a lei con sguardo rassicurante e le sussurro:
"A te non t'ammazzo così puoi raccontare agli altri cosa hai visto".
Fuori (davvero) tutti.
Piglio in braccio i miei 25 Kg di cane e vado a letto.

Oggi, martedì, la mia casa è tornata alla normalità.
Basta col poker, la prossima volta, al massimo, sarà una partita a rubamazzetto.
Oppure giocherò a Brivido col cane, sempre che impari a lanciare i dadi.


Concepito banalmente da: N0tt3nera a 16:15 | link | commenti (14)
noxae, social mente

lunedì, 11 febbraio 2008
Sulla banalità della banalità

[Leroy Jethro Gibbs è un figo. E lui non crede nelle coincidenze. Emmanco io.]


Eccheppere. Uno sparisce per un po' perché ha qualche falegname da torturare e maledire ed al suo ritorno cosa trova?


QUESTO.


Disdicevole, indecente, indegna, indecorosa, sfacciata, scorretta, biasimevole, riprovevole. Ma soprattutto VERA.


Concepito banalmente da: N0tt3nera a 18:34 | link | commenti (17)
laceratio testicolorum

sabato, 12 gennaio 2008
Sulla banalità del divertimento e delle sue accezioni

[Massì, dai vieni, ci divertiamo]

Forse si potrebbe pensare il contrario ma io adoro andare a Bari.

Ho tanti bei ricordi di studio e bivacco in quel di Bari, ricordi di lei così grande ma allo stesso tempo a portata di mano, lei che ti lascia fare quello che vuoi, che ti mette a disposizione il Corso, la gelateria, il negozietto pezzente, le biblioteche universitarie, le zingare cihaimillelire, il palazzo della regione, il lungomare sponsorizzato da bottiglie vuote di Peroni, il fantasma di PuntaPerotti, il team di Antennasud, i panifici, piazza ferrarese, gli scippatori, l' ateneo, i vendiricci, gli gnommirelli, via ReDavid (non c'è assolutamente nulla in via ReDavid ma alla fine ci si passa sempre), il policlinico, la pescheria di via fanelli, il bar di Vanny e Mary, il mio vecchio liceo. La stazione. Piazza Umberto...

Quando io, con le mani sul cruscotto, e la mia amica D., con le mani sul volante, facevamo capolino con le capoccette da dietro il parabrezza della scassamobil per osservare meglio l'enorme scritta BARI CENTRO, subito dopo lo svincolo della provinciale, la considerazione per la città era sempre puntualmente la stessa: Bari è una giungla.

Lo dimostravano bene tutte quelle lucette rosse messe malvagiamente in fila davanti a noi, un serpentone lungo troppi minuti, troppo lungo perfino per fermarsi al buon vecchio SineDie che si trova appena al termine della rampa che immette in corso De Gasperi. Quanti giri di rumba abbiamo fatto fare allo stomaco nell'attesa di arrivare al Terra di Mezzo per farci un panino e giocare ad abalone... Quante volte, come una perfetta pirata, son dovuta sbucare dal tettuccio col binocolino da stadio per cercare un parcheggio (vero, eh) e quante volte non trovandolo, 'sto benedetto parcheggio, abbiamo preferito tornare verso St. Spirit al Qui si gode (vero anche questo, ehmbè) per un panzerotto unto e bisunto. Ah, i ricordi.

Nonostante tutto rifaccio il calvario con -modesto- piacere, quando capita.
E' capitato.
Galeotto fù l'invito "Eddài, mè. Vieni che ci divertiamo". Presupposto interessante; non sia mai mettersi la maglietta pulita ed un filo di ombretto per abbracciare la noia e lo scoramento.

Alcuni mi dicono, senza nessun ritegno, scrupolo e remore, che ciò che scrivo è divertente. Da qui deduco che alcuni si drogano. Non scrivo cose divertenti, scrivo cose TRAGICHE, porcapaletta.

Il luogo di ritrovo prestabilito per il divertente incontro è "Lì".
Sì, si dice che tra i ggggiovani vadano per la maggiore sia "lì che "là fuori". Di 15 persone che si trovavano, ne conoscevo due. All' inizio. Poi un Coso con un fascino alla Plinio Fernando, più o meno olezzoso di una imitazione coreana di farenheit, decide di sua sponte che bisogna fare amicizia nell' unico modo che il barese medio conosce: chiassosamente. Un martirio. Zompetta da una persona all' altra, ride da solo autocompiaciuto per la glitterosa ssssimpatyyyyy (stordimento da aftershave made in hong kong?) e se osi sgattaiolare via il Coso è attentissimo e viene a riprenderti per un braccio gridando qualcosa del tipo "Checciè? Giavvaiaccasa? Mò, ciccòs", continuando a ridere come un macaco ebete e tirandosi i capelli in dietro, lasciando intravedere una fronte lampadata e inutilmente ampia.
Amarezza.
Mestizia.
Il peggio arriva dopo, quando lui apparentemente si calma e siede al tavolo della pizzeria con tutti noialtri. Quindici persone, esclusa me quattordici. Quattordici posti a sedere. Quale sceglie lui? Il dubbio non vi assale, vero?
Sposta tutto il suo peso sul lato destro, si atteggia, fa lo splendido:
"Ehhh, seeeènt, non mi ricordo il tuo nome"
"Forse è perché non me lo hai chiesto"
"..."
"."
"Embè?"
"Embè, che?"
"Commè che ti chiàm?"

Gli rispondo Graziamariabenedettacroceaddolorata, spiegando che i miei son molto devoti a qualunque madonna e sperando che la lunghezza del nome sia inversamente proporzionale al tempo che occorre per dimenticarlo, cosa utile al fine di non farmi chiamare.
Ma lui, serio: "per gli amici Dorata?" O_o
('zzo di nome sarà mai, Dorata..)
Sento che sto per sputargli addosso l'unica cosa che ho mangiato, un grissino torinese, ma torinese delle parti di Altamura, quindi dotato di vigore e carattere sufficienti a trafiggergli un bulbo oculare.
Ci tiene a sottolineare il fatto che il suo cervello sia in poliuretano espanso, e lo fa spremendo l'imbottitura nella calotta cranica facendomi dono di questo succo di buon senso:
"Seeeènt, non mi sono ancora presentato, io sono P., sono cintura nera di kamasutra".
No, no, ti sei gia presentato, eccome. E basta così.

Consigli gratuiti: Non indossate mai camiciuole scollate né il vostro wonderbra preferito quando non sapete bene con chi condividerete degli spazi che seppure al catasto risultano ampi anche 400 mq, nella vita reale possono dimostrarsi ridimensionatissimi und claustrofobici; niente profumi o oggettini che possano suscitare curiosità, niente pettinature strambe, neanche elestici per capelli, siate anonimi e assolutamente banali, vestitevi dello stesso colore delle sedie, usate la mimetizzazione come possibile scappatoia.

Snort. Tutte cose alle quali non avevo pensato ma è una fortuna che nei locali non si possa fumare, perciò mi allontano dalla tavolata per uscire fuori, voltando appena la testa, quel tanto che basta per lanciare uno sguardo fulminante che riassuma l'anatema "se osi seguirmi sei un macaco morto". Sorride perlpesso e nervoso ma rimane seduto.
Lo sguardo fulminante funziona ancora.

Uscire dal locale mi è sembrato un po' come tapparmi il naso per immergermi in acqua; stranamente, tutt'attorno, sentivo un nulla ovattato, un silenzio storpio ma tappezzato di velluto. Era la consistenza del desiderio che avevo di trovarmi altrove, a mettermi a disagio e a far sembrare rarefatto tutto ciò che mi circondava.
Oppure era l'effetto del vino che avevo bevuto per dimenticare il mio posto a sedere.

Sigaretta sigaretta. Accendino. Spuff. Brivido di freddo e umidità. Pensierini di varia natura. Madò, checcazzo, ho lasciato i termosifoni accesi. Boccatina. Sbufffff. Chissà che fine hanno fatto i ragazzi del policlinico. spuff... Boccatona. Vabbè, chissenefrega. Ammazza, che freddo che fa. Spuffff. Ah, l'hanno terminato il parcheggio sotterraneo, guarda guarda. Era ora. Torno dentro, dieci euro che adesso il macaco dice che me la tiro. Spuff.
[sigaretta muore straziata sotto la suola]
[rientro]
[vinco 10 euro]


Concepito banalmente da: N0tt3nera a 14:41 | link | commenti (7)
social mente, uddiu

venerdì, 11 gennaio 2008
Sulla banalità dei rifugi

Non esiste posto migliore per nascondersi che in alcune canzoni. Lì nessuno verrebbe mai a cercarti.
Come in un labirinto.
Chi ha così tanto tempo da perdere?
Ma soprattutto, chi è tanto incosciente da *volersi perdere*?




Concepito banalmente da: N0tt3nera a 22:22 | link | commenti (3)
musicalmente, paroleinprestito

venerdì, 04 gennaio 2008
Sulla banalità dei soffitti e delle rivoluzioni di Gennaio

[Ah, la liberté! Le passepartout pour le bonheur de tout jeune qui se respecte...]


"Un virus a cui non puoi sfuggire ma neanche proprio guarda io ci ho provato, nienteeee..."


Non è un caso che mi sia venuta la febbre, febbre tanto alta da causare stati allucinatori. Tutto distorto, tutto psichedelico, tutto da brivido. Quattro paia di calzini, pigiama, maglione e pile, copertine fatte a mano che sembrano lastre di ghiaccio. Silenzio, troppa solitudine, tazze che contengono cose calde, tè, latte e miele; libri che non riesco a leggere perché le lettere giocano alla cavallina e le frasi si mescolano tanto da farmi pensare che le pagine siano state concepite da Escher, mal di testa, condensa sulle finestre. Antibiotici.
Ancora troppo silenzio. E freddo. Ma tanto io son forte e non ho bisogno di nulla, mi ricompongo alla bell' e meglio, in tempo per avvicinarmi al citofono che fa bzzzzzz.
Chi è? L'omino del gas. Salga, salga. Secondo piano. E lui che mi chiama signora e mi spiega che c'è da fare questo e quello, che non è a norma, che la valvola o la membrana... e la scheda... che queste cose vanno revisionate e mi chiama ancora signora e a me verrebbe quasi da ridere se non fosse per il fatto che ogni singolo muscolo del corpo mi fa male e muovermi è un' impresa, allora io annuisco ed anche le borse sotto agli occhi annuiscono. Non sono una signora, sono una ragazzina febbricitante, ho bisogno di cure e di una caldaia funzionante, ecco. Poi va via ed io torno a studiare meglio il nuovo soffitto, a cercare la crepa ideale sulla quale scaricare tensioni e pensieri ma mi accorgo che ho fatto proprio un bel lavoro di stucco e parrucco e che non ci sono fessure né scorticazioni. Però c'è una macchia di colore proprio dove non dovrebbe esserci, la chiamo Olga e la nomino difetto perfetto del soffitto, nonchè mia amica e consulente per questo inverno freddo e per la calda estate che verrà e per tutte le stagioni a seguire.

Ho bisogno di stendermi sul letto a contemplare il soffitto. Devo. Bisogna riorganizzare tutto, davvero tutto, in modo che non sia soltanto un detto quello famosissimo e davvero tanto inflazionato "anno nuovo, vita nuova".

Qualche giorno fa, più o meno l' anno scrso, ho pensato che non avrei cambiato neanche una virgola di questo scritto. Errore. Se non lo facessi sarebbe una tragedia e sarebbe colpa mia.
Stavolta non devo scrivere né correggere, né far finta di nulla. Stavolta sarà meglio rimboccarsi le maniche, lungi da me attendere in modo straziante.
E' più di un anno che aspetto una parola gentile, è più di un anno che me ne sto in silenzio, è più di un anno che attendo e l'unica cosa che è arrivata è la febbre. Bella fregatura. Però. Però. Meglio questa febbre di quella che ho avuto per tutto questo tempo, se non altro questa si distrugge con tanto riposo e pasticcini al clavulin.
Ora ci sono io, c'è Olga, c'è Sandra, c'è la caldaia rotta, ci sono scatoloni pieni di me in giro per la casa, oggettini che neanche ricordavo di avere, mucche che non so dove mettere, decine di tazzine da caffè. Tanto? Poco? E' tutto mio, è tutto sudato e dovuto, è guadagnato, per questo proverò sempre piacere nel nuotarci dentro, non come quelli che mi copiano i movimenti, i pensieri e le parole, che emulano le tonde, le quadre e le graffe, che mi strappano i giocattoli di mano per invidia, ci giocano un po' e poi non sanno cosa farsene perché non ne comprendono il valore. Lasciamoli giocare, Quelli.
Guardati bene attorno N0ttenera, non manca niente. Quello che non c'è, non c'è perché non ci vuole essere ma perché non ci deve essere. Sei comunque riuscita a sopravvivere.
Sì, lo so, meglio vivere che vivacchiare in edificante anestesia, me la ricordo questa frase, però a volte è necessario, è decisivo, essere forti, mordere l'aglio e dire che è buono, soprassedere, sfruttando il tempo per ponderare, trovare una via d'uscita significativa e risolutrice. Studiare, razionalizzare, pianificare, assaggiare, testare, edificare, soddisfarsi e poi, decisamente, vivere.

Appena mi rimetto in forze prometto di sbranare letteralmente il nastro da pacchi ed aprire tutti quegli scatoloni pieni di autentica meraviglia.

[Je ne regrette rien. A nous la liberté!]


 


"...Nella mia stanza camicie senza braccia
dei tuoi pensieri cancellano ogni traccia
ogni parola rimbalza sopra i muri
anche i tuoi passi non sono più sicuri.
Nella tua stanza si gioca con l'amore
tutto rinasce se il giorno prima muore
come era bello sentire le tue mani
sulla tua pelle correvano i miei sogni.

Nella mia stanza comandano i guardiani
quando ci parlan ci trattan come cani
non vedo un fiore da non so quanto tempo
una parola gentile non la sento.


Spero soltanto che la tua bella stanza
per la tua gioia duri ancora abbastanza
per poter dire che per quanto ci han provato
chi era il tuo uomo la tua donna non l'hanno mai piegatoa..."


NellaTuaStanza



Concepito banalmente da: N0tt3nera a 16:47 | link | commenti (9)
luoghi, cose, noxae, mentalmeccanica, malattie

venerdì, 21 dicembre 2007
Sulla banalità dei lisci ghiacci

[che tu ci passi sopra e scivoli via via via via via...]






Fanniente.


Concepito banalmente da: N0tt3nera a 22:30 | link | commenti (10)
pensierini, mentalmeccanica, malattie, laceratio testicolorum, cosecardiache

sabato, 15 dicembre 2007
Sulla Banalità degli inni sportivi

Qualcuno ha avuto il coraggio di giungere in questo blog cercando l'inno della F.C. Hansa Rostock; prima di scoprirlo credevo che a conoscerlo in Italia fossimo soltanto io e Fabio Caressa. Bene, non c'era. Però capisco cosa spinga a cercarlo, ne sa qualcosa perfino l'inquilina del piano di sotto; questo inno è capace di far fare di tutto, anche di indurmi al ballo sfrenato (ed è risaputo che son sportiva quanto le alpi Graie).
Solo per questa volta lascerò qui un discreto tributo alla squadra, la prossima volta sforzatevi di utilizzare google inserendo qualche parola in tedesco.


FC Hansa, Wir lieben Dich total

Wer hat die schnellsten und die allerschönsten Fußballbeine?
FC Hansa Ohohoh
Wen hätte manche Frau so gerne ganz für sich alleine?
FC Hansa Ohohoh

Wer schießt die Bälle wie Raketen sicher rein ins Tor?
FC Hansa Ohohoh
Wer lässt die Gegner beten wenn die Fans singen im Chor:

FC Hansa du bist so genial
FC Hansa wir lieben dich total
auch wenn du mal danebenschießt, wir sind für dich da
FC Hansa, FC Hansa


Wer hat den schönsten Fußballpräsidenten auf der Welt?
FC Hansa Ohohoh
Wer hat den besten Torwart, der die Bälle alle hält?
FC Hansa Ohohoh
Wer hat die besten Fans, die rufen laut bei jedem Tor?
FC Hansa Ohohoh

FC Hansa du bist so genial
FC Hansa wir lieben dich total
auch wenn du mal danebenschießt, wir sind für dich da
FC Hansa, FC Hansa

FC Hansa du bist so genial
FC Hansa wir lieben dich total
auch wenn du mal danebenschießt, wir sind für dich da
FC Hansa, FC Hansa

FC Hansa Ohohoh
FC Hansa Ohohoh
FC Hansa Ohohoh
FC Hansa Ohohoh
FC Hansa Ohohoh
FC Hansa Ohohoh




Concepito banalmente da: N0tt3nera a 14:36 | link | commenti (3)
musicalmente, faccendefacete, uddiu

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Frasi&Cose

 

"Adoro il fatto che tu abbia freddo quando fuori ci sono 25 gradi. Adoro il fatto che ci metti un'ora e mezzo per ordinare un panino. Adoro la piccola ruga che ti si forma sul naso quando mi guardi come se fossi matto. Adoro il fatto che dopo aver passato una giornata con te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti. E adoro il fatto che tu sia l'ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte. Non è che mi senta solo, e non c'entra il fatto che sia Capodanno. Sono venuto qui stasera perché quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile".
(dal film "Harry ti presento Sally")

C'è sempre una morale in questo mondo pazzo, Ognuno ha un grande amore che gli ha cagato il cazzo.

Sono una mucca blu che produce latte al cioccolato e ascolta al buio F. De Gregori

Per conoscere me
e le mie verità
io ho combattuto
fantasmi di angosce
con perdite di io.
Per distruggere
vecchie realtà
ho galleggiato
su mari di irrazionalità.
Ho dormito per non morire
buttando i miei miti di carta
su cieli di schizofrenia.

(No u turn)

MAMBO (Lucio Dalla)

se d'amore è proprio vero che non si muore,
cosa faccio nudo per strada mentre piove?
E c'è di piu,
non dormo da una settimana
per quel cuore di puttana
Sono andato al cinema e mi han mandato via
perché piangevo forte
e mangiavo la sua fotografia...

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Scrivimi Cose: muccastronza@hotmail.it

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